Dunque Adolfo Urso,
ministro dello sviluppo economico, con mossa non priva di intensa spettacolarità, è andato addirittura ad Istanbul per un incontro ufficiale su Beko e, successivamente, i giornali, visto che era riuscito a salvare Comunanza in quel di Ascoli Piceno, Regione Marche, presidente Acquaroli, suo compagno di partito, hanno chiesto di Siena e se ritenesse possibile salvare anche noi; la risposta è stata lapidaria:
“assolutamente sì”.
Uno si aspetterebbe che questo assolutamente corrispondesse a qualche cosa di concreto e, invece, il ministro conferma che la produzione continuerà fino alla fine dell’anno (dieci mesi) … che è esattamente quello che già si sapeva da Beko.
Però il ministro mette altre carte sul tavolo:
“Ho contattato il sindaco di Siena, che, lei sì, ha davvero a cuore la sua città, e l’amministratore delegato di Invitalia, per trovare una soluzione anche in assenza della disponibilità a intervenire di Regione e Provincia (ma, chissà perché, non mette anche il Comune; n.d.r.)”.
Due “contatti” dunque: dal primo contatto si apprende una bella notizia: Nicoletta Fabio ha a cuore la sua città, ma non per finta, l’ha a cuore per davvero.
Del secondo contatto si sa solo che c’è stato, ma non si dice altro. Ma cos’è Invitalia?
Nel sito ufficiale si legge che
l’Agenzia nazionale per lo sviluppo agisce per dare impulso alla crescita del Paese, favorire la competitività…, sostenere i settori strategici … . Favorisce la creazione, lo sviluppo e il rilancio delle imprese, attraverso la gestione dei principali incentivi nazionali, e contribuisce all’attrazione di investimenti esteri…
Attraverso le società controllate, Invitalia agisce in alcuni settori strategici per la crescita del Paese …
Insomma, per il momento, tra il ministro e l’A.D. di Invitalia c’è stato un contatto. Che si saranno detti? Boh. Però il contatto c’è stato. Punto.
La cosa fa un po’ pensare al famoso golden power, che, a parole del ministro, prima c’era ed era azionabile, ora, salvata Comunanza, non ci sono più le condizioni e anche Nicoletta Fabio, anche se non lo può dire, ha forse capito l’aria che tira.
Ma la bubbola inaspettata quanto fantastica sta nel fatto che il ministro, di professione giornalista, si improvvisa avvocato di fiducia di Beko/Whirlpool perché solleva autonomamente due presunte, pesanti e immotivate giustificazioni ex post delle decisioni di chiusura dello stabilimento, mai sentite ventilare dall’impresa:
- lo stabilimento di Viale Toselli è “fatiscente”
- il canone è “oneroso” e “fuori mercato” .
Questa è l’area interessata che il ministro giudica fatiscente
E questo l’interno dello stabilimento
Del resto basta rivolgersi a uno qualsiasi dei lavoratori che stanno perdendo il posto per sapere che lo stabilimento di 20.000 metri quadrati, costruito da Whirlpool, non è affatto fatiscente e nessuno mai lo ha così definito.
Circa il canone, Whirlpool, come abbiamo ricordato l’11 febbraio scorso (Beko seconda puntata), che ha una forte partecipazione in Beko, lo vendette nel 2008 a Duccio immobiliare srl per 28,6 milioni di euro. Se quel prezzo era giusto, il canone attuale, già rinegoziato più volte nel tempo, non è per niente fuori mercato. Ma, poi, lo stabilimento era di proprietà dell’impresa che non aveva canoni da pagare; ma perché l’ha venduto? Dai, fateci capire…
Ma la cosa più interessante è che, se la ragione della chiusura fosse davvero l’ammontare del canone, Beko non avrebbe certo deciso la chiusura, ma, come fatto periodicamente dal 2008 in poi, avrebbe chiesto la rinegoziazione del canone, sempre concessa. Risulta anzi che, al tavolo delle trattative, il rappresentante della proprietà ha assicurato che, in caso di richiesta, il canone sarebbe stato sicuramente ridotto... essendo di certo interesse della proprietaria addivenire comunque ad un rinnovo contrattuale.
Ragioniamo, dunque, invece di prendere per buona la bubbola del ministro: il contratto di locazione (e lo ricorda anche lui) scadrà nel 2027; la società proprietaria ha tutto l’interesse a ridurre (anche) drasticamente il canone attuale per avere un altro contratto di 6 anni + 6 a partire magari da oggi a fronte della prospettiva di restare senza ricavo alcuno con l’annunciata chiusura dello stabilimento.
Chi è allora che non ha interesse alla riduzione del canone se non Beko che, infatti, vuol chiudere lo stabilimento e non intende continuare l’affitto? Infatti si è ben guardata non solo dal richiedere qualsiasi rinegoziazione, ma anche dal mentovare l’aborrito canone.
Ministro, suvvia: perché ci cogliona?
E poi, dulcis in fundo, ecco la vera ragione delle sparate ministeriali:
è necessario — dice - che lo stabilimento sia acquisito da un soggetto pubblico per poi metterlo a disposizione di chi intenda sviluppare una piena attività produttiva, come abbiamo fatto proprio nel caso di Whirlpool Emea in Campania con la collaborazione del governatore De Luca …
… E certo! Beko se ne va e Siena dovrebbe comprare lo stabilimento una seconda volta con soldi pubblici per darlo a qualcuno che arriva a “sviluppare una piena attività produttiva”. Signor ministro, noi non sappiamo se De Luca ha comprato con soldi regionali il Polo industriale di Via Argine, già Whirlpool, ove Acerra Tea Tek produrrà tra un paio di anni pannelli solari, ma speriamo proprio che non l’abbia fatto. In fondo ci dispiacerebbe vederlo sotto processo anche per una follia come questa .